Felicitudini

Dunque, ricapitolando, siamo ancora qui.
In una casa nuova e grande e bella che è il nostro rifugio e che mi rende orgogliosa. Noi quattro, con le due gnome che ti giri un attimo e sono già cresciute, che ora giocano insieme con piacere loro e nostro e che lo vedi chiaro, il loro legame che cresce, speciale, che le unisce e le rafforza. E che permette a noi di girarci ogni tanto, addirittura di abbronzarci veramente per la prima volta da anni.
Lei, grande e alta, che tra qualche giorno inizia la seconda elementare. Che si definisce e che a volte risponde, che è ancora piccola ma già preannuncia cosa sarà, che impara alla velocità della luce, lei che incanta tutti e non se ne accorge ma che ogni tanto tocca in maniera magistrale i nervi più scoperti. Lei che ride, canta, scrive e legge, che chiede, riflette e conta, lei che mi assomiglia, e che forse per questo smuove in me emozioni pazzesche e temporali tropicali.
Lei, piccola ma non più piccola, che tra qualche giorno inizia la scuola materna. Che è sempre felice, che se qualcuno si arrabbia o piange fa di tutto per riportare il sorriso, che balla, canta e disegna, che adora la sorella, che mangia tutto e vuole sempre giocare. Lei che parla, e se non ha niente da dire se lo inventa, che accudisce i piccoli e studia i grandi, lei che quando è nata il suo papà l’aveva definita “una ventata d’entusiasmo” e aveva ragione.
Lui che è il mio faro nella notte, il mio alleato, il mio appoggio e il mio sfogo, lui che mi conosce come nessuno mai e continua a starmi accanto, lui che borbottiamo e ci baciamo e ridiamo e cantiamo, lui che quest’estate siamo stati per due settimane kids-free e ragazzi, ancora sappiamo fare i fidanzatini e ci viene pure bene.
Loro insieme che sono il mio arcobaleno, e che quest’estate è stata così bella che ancora sento la pace nel cuore e le cicale nelle orecchie e le stelle sulla testa.
Io. Io che ero stanca stanchissima, tra trasloco e lavoro, e mi sono goduta ogni secondo di un’estate pacifica e solare, a nostra misura e somiglianza. Io che torno e voglio come ogni settembre fare meglio, e fare anche qualcosa per me. E la prima cosa che mi viene, come sempre, è questa – scrivere. Per fare ordine, per fermare, per assaporare. E per soppesare bene.
Perché la parola che mi ha accompagnata quest’estate – F E L I C I T U D I N I – vorrei che diventasse un po’ un mantra, un po’ un obiettivo. Le mie felicitudini sono quei piccoli momenti non eclatanti, come una colazione insieme o una risata di pancia, che uno dopo l’altro però si accumulano e fanno la differenza. Costruiscono la base, garantiscono l’equilibrio e forniscono riparo in caso di tempeste. Formano mente e cuore e osservarli, goderne, favorirli è il miglior esercizio che mi viene in mente per i prossimi mesi.

 

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